UNA SETTIMANA NELLA CITTA' FANTASMA

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Una vecchia città fantasma del romantico West trasformata in un resort dove bellezza e originalità sono sapientemente ricreate da un’evidente discordanza, la natura selvaggia del Colorado, l’arte e la sua cultura secolare.



Poche parole: “Just six blocks wide and twelve blocks long”, per la descrizione nei pocket travel di un villaggio molto particolare che si trova ai piedi del massiccio San Juan, in Colorado. Il suo nome è Telluride e una fetta di popolarità si deve alla cultura pop, l’arte, i festival: il Jazz Celebration, il Blues and Brews, il celebre Telluride Film Festival. Da qualche tempo, questo splendido borgo si è trasformato in meta privilegiata per il turismo di lusso targato USA e i suoi habitué sono le star che reputano la più celebre Aspen ormai superata, demodé e poco originale; Bob Dylan, Daryl Hannah e Oprah Winfrey, sono di casa.

Per arrivare a Dunton si percorre una delle strade più belle al mondo che da Telluride sale fino a tremila metri. Una volta giunti a destinazione, il tempo pare essersi fermato: il fiume Dolores scorre tra filari ricchi di vigne, sorgenti calde (alimentate da bicarbonato di calcio, ferro, manganese e litio) si riversano negli specchi d’acqua e tutte le residenze sono “log Cabin in hand-hewn”, vale a dire, robuste, autentiche, costruite a mano. All’interno di questi capanni di legno, arredati con mobili d’epoca, si cela un piccolo mondo elegante e capriccioso perché l’atmosfera è davvero avvincente e antitetica, spartana e chic.

Che cosa rende unica e attraente una location così distante e fuori mano? Ciò che non si è potuto costruire: le sue montagne, le foreste a perdita d’occhio, i torrenti impetuosi, i castori che saltano tra la neve e l’azzurro del cielo, l’azzurro più intenso che ci sia.

Il Dunton Hot Springs deve la sua notorietà al grandioso paesaggio naturale che ha reso il Colorado, un luogo tra i più affascinanti degli States, emblema selvaggio dell’antico West: c’è il Saloon e c’è una biblioteca, ricca di testi antichi, la sala da ballo e la Spa, elegante e accogliente. Il “Luxury Travel Magazine” lo inserisce tra i primi dieci resort prediletti e non sembra un successo immeritato o sovradimensionato, lo comprenderà bene chi vuole rifugiarsi in un ambiente diverso, poco incline alla modernità, a esclusivo contatto con la natura, lo sport, il relax e il benessere.

Perfettamente ripristinata, questa ex città fantasma vive sulle proprie contraddizioni: assenza di telefoni cellulari e la voluttà dei massaggi, all’aperto, immersi in polle d’acqua calda; cavalli purosangue per lunghe gite esplorative e un elicottero sempre pronto a decollare; accesso ad Internet senza fili (ad alta velocità, con video comunicazioni) e la scoperta di siti archeologici tra i più evocativi del nord America (visibili le testimonianze dei Navajo, nella regione estrema della “Gods Valley”).

L’altissima qualità del ristorante assegna una nuova nota d’eccellenza: Dennis Morrisroe, chef executive, è bravissimo nel coniugare i sapori del luogo con studiata casualità. La cucina è prodiga di carne bovina proveniente dal ranch, funghi dei boschi, galletti selvatici delle montagne, il tutto accompagnato dai vini della tenuta Sutcliffe con cantina e vigne del posto, e, per chi li volesse, sigari toscani; deliziosa la prima colazione, con fiocchi d’avena e marmellate biologiche, caffè e tè aromatici, succhi di frutta freschissimi e cosa dire dei picnic e delle grigliate predisposte dopo giornate a pesca, cavalcate o trekking.

La piccola ex città fantasma dell’antico West è aperta tutto l’anno e può ospitare fino a quarantadue persone, si può chiedere d’essere accompagnati al resort direttamente in elicottero, mentre nel costo totale sono inclusi i pasti, le escursioni e gli spostamenti.

 

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